Cerchi nel grano. Alieni o buontemponi?

Cerchi nel grano: due concentrici, uno al fianco degli altri. Non è l’incipit del visionario Signs, è successo  qualche giorno fa in provincia di Udine.

L’apparizione dei misteriosi cerchi ha attratto a Salt di Povoletto (questo il nome della località interessata dallo strano avvenimento) numerosi curiosi, che si stanno ponendo l’annosa domanda: c’entrano gli alieni?

Sul posto sono sopraggiunti anche i carabinieri, che stanno cercando di capire l’origine dei cerchi nel grano. Fino ad ora si sa poco. Il grano appare piegato, non spezzato, cosa che rende l’episodio ancora più misterioso e inquietante.

Il sindaco di Salt di Povoletto, tuttavia, ha le idee chiare: “Se io fossi un alieno, difficilmente atterrerei in Italia o, anche, in Europa. Cercherei lidi più tranquilliCredo che ci siano cose più serie da considerare, di questi tempi. La mia personale opinione? Credo sia opera di alcuni buontemponi. Il frumento era già molto maturo e la trebbiatura era prevista per oggi. Guarda caso i cerchi sono apparsi proprio la notte prima”.

Se di buontemponi si tratta, questi hanno colpito anche in Sicilia, probabilmente sulla scia dell’emulazione e incitati dal tam tam che notizie simili generano sulla rete. A Villarosa (En), in contrada San Giovannello, al risveglio di stamattina, martedì 3 luglio, i proprietari di un agriturismo si sono imbattuti in un cerchio nel grano, largo 40 metri.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

In banca, in mutande, per protesta

E’ comunicazione anche questa: un gruppo di manifestanti irrompe – pacificamente – in una filiale della banca Bnl e si mette in mutande. E’ successo a Napoli (precisamente nella filiale di via Toledo), nella mattina di oggi, 29 giugno.

Cosa volessero comunicare i manifestanti con la loro azione di protesta è chiaro, non ha bisogno di spiegazioni. Ma per i meno intuitivi, i manifestanti svestiti hanno pensato anche a uno slogan: “Volete lasciarci in mutande, ma noi la crisi non la paghiamo!”

E ancora: “Paghino i ricchi!”

Con queste parole, finito il simbolico spogliarello in banca, i manifestanti si sono riversati nelle strade della città, indossando la maschera del celebre protagonista di V per Vendetta, simbolo della ribellione contro i soprusi dei cosiddetti potenti.

La notizia ci ha fatto ricordare un episodio analogo. In Spagna, verso la fine dello scorso maggio, un gruppo di manifestanti fece irruzione – sempre pacificamente – all’interno di una filiale di Bankia (a rischio fallimento), che divenne teatro di un flash mob musicale di protesta.

Anche questa è comunicazione. Più forte, forse, degli spot patinati che ci propinano in tv le banche e gli istituti di credito. Più vera, soprattutto, perché originata dall’esasperazione della gente comune, dalla rabbia del nostro vicino di casa, dell’uomo qualunque. Gente che forse non può permettersi di mandare in tv uno spot televisivo per comunicare la propria indignazione, ma che ha ancora la grinta di scendere per le strade e, se serve, di mettersi in mutande.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

No all’omofobia: l’appello di Amnesty International

Ieri, lunedì 18 giugno, vi abbiamo segnalato la rassegna musicale Suoni Contro, organizzata dal gruppo molfettese di Amnesty International. Nel post era presente il link alla pagina di Amnesy Italia sulla lotta contro l’omofobia.

Oggi dedichiamo un piccolo spazio per approfondire l’argomento e per dare maggiore visibilità all’appello lanciato da Amnesty Italia per tutelare i diritti della comunità LGBTI italiana.

“Come accade purtroppo in diverse parti del mondo e dell’Europa, anche in Italia i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) sono messi a rischio dalla discriminazione e da altri fattori, legislativi, sociali e culturali. Le istituzioni hanno l’obbligo di prevenire e contrastare la discriminazione, perché qualsiasi eccezione all’universalità dei diritti umani è inaccettabile”.

Ed è proprio alle istituzioni che si rivolge Amnesty Italia, che chiede al governo e al parlamento italiano interventi decisi e risolutivi. Ecco, nel dettaglio, le richieste mosse dall’appello di Amnesty Italia:

  • adoperarsi affinché la discriminazione basata su orientamento sessuale o identità di genere sia adeguatamente prevenuta e contrastata attraverso una legislazione e con prassi pienamente in linea con gli strumenti internazionali e regionali a tutela dei diritti umani;
  • garantire che i crimini motivati da finalità di discriminazione o di odio verso  le persone Lgbti abbiamo lo stesso trattamento sanzionatorio previsto dall’attuale normativa (c.d. legge Mancino-Reale) per quelli motivati da finalità discriminatorie di altro tipo;
  • assicurare un’effettiva protezione alle vittime di reati di stampo omofobico e transfobico, garantendo il loro pieno accesso alla giustizia;
  • assicurare che ogni atto di violenza e i reati di stampo omofobico e transfobico siano efficacemente indagati e i responsabili siano portati di fronte alla giustizia;
  • eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione sul matrimonio civile, prevedendo il matrimonio per le coppie omosessuali, riconoscendo i matrimoni e le unioni celebrate all’estero e garantendo pari diritti ai figli delle persone omosessuali;
  • garantire l’accesso gratuito alle cure mediche necessarie al benessere, all’integrità e all’autodeterminazione delle persone Lgbti;
  • assicurare che gli atti dello stato civile e tutti i principali documenti siano modificabili al fine di rappresentare adeguatamente l’identità di genere, e che la scelta dell’identità di genere sia garantita per ciascuno.

Noi di Mammagallo abbiamo firmato l’appello, e voi?

Mammagallo per il sociale

Polo Sud – Idee per il futuro

Ci è stato segnalato un evento che sottoponiamo volentieri alla vostra attenzione: Polo Sud – Idee per il futuro.

L’evento è progettato e organizzato dall’editore Laterza ed è promosso dalla Regione Basilicata e dal Comune di Matera, in collaborazione con i Comuni di Bernalda e di Grumento Nova.

Saranno proprio i sopracitati comuni ad ospitare questa prima edizione di Polo Sud, che si svolgerà dal 29 giugno all’1 luglio. Il tema portante dell’evento è la Cultura: “Se la cultura è un bene che appartiene o dovrebbe appartenere a tutti i cittadini – anzi a tutte le persone – come farne un luogo di volontariato attivo oltre che di fruizione passiva? Quali esempi virtuosi ci offre lo scenario italiano e straniero da additare alle politiche pubbliche come modelli da replicare?”.

A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nei giorni di Polo Sud, che con incontri, dibattiti e workshop cerca di ri-accendere l’indagine culturale al sud, intessendo uno stretto dialogo col territorio.

Polo Sud avrà inizio venerdì 29 giugno a Bernalda, dove si dibatterà su “Delitto d’onore, dalla Grecia antica ad oggi: una storia culturale”.

Sabato 30 e Domenica 1 luglio sarà la volta di Matera. Nei due giorni finali dell’evento, la città dei sassi ospiterà dibattiti e workshop sulle seguenti tematiche: “La partecipazione culturale: otto strade per lo sviluppo”, “La tradizione non basta: la cultura italiana tra passato e presente” e “La cultura come bene comune”.

Appuntamento con Polo Sud anche a Grumento Nova, dove l’ 1 luglio ci si interrogherà sull’emblematica domanda: “La cultura è il nostro futuro?”.

Siete interessati a Polo Sud – Idee per il futuro e volete dare uno sguardo al programma completo? Eccovi accontentati:

Polo sud – Programma completo

Invitiamo tutti gli amici della vicina Basilicata a prendere parte all’evento. Quando si tratta di Cultura, la partecipazione è sempre doverosa.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

Se la tortura non è reato… Firma la petizione!

Segnaliamo con grande interesse la petizione “Chiamiamola tortura“, promossa dall’Associazione Antigone, che si batte per la tutela e la difesa dei diritti e delle garanzie nel sistema penale.

In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità. La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti.

Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi.

Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia.

Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu. Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco”.

La petizione ha già richiamato l’attenzione di molti esponenti del panorama politico italiano, del mondo della giustizia e dei diritti umani, del mondo della cultura. Tra i primi firmatari compaiono Andrea Camilleri, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Rita Levi Montalcini, Ettore Scola e altri grandi nomi di intellettuali del nostro Paese.

Chiunque può fare la differenza. Ogni singola firma di ogni singolo cittadino è importante. Firma la petizione! 

Mammagallo per il sociale

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