Lana Del Rey: il fascino maledetto di chi è nato per morire

Ha l’aspetto di una pin-up un po’ triste, il fascino dell’artista maledetta. Ha un’ombra che sembra passarle costantemente sul volto, conferendole un carisma e una sensualità singolari.

L’immagine di Lana Del Rey non è certo affidata al caso e concorre a fare di lei il personaggio musicale del momento.

Oggi, 31 gennaio, esce il suo album d’esordio, che prende il nome da una delle tracce contenute al suo interno: Born to Die.

Noi di Mammagallo crediamo che il brano crei dipendenza. E non solo per le sonorità, non solo per il testo, che senza dubbio meritano. Born to Die rimane nella mente anche per l’estetica che si dispiega nei quattro minuti della canzone. Un’estetica che riesce a unire le influenze pop al lirismo e ad un’eleganza provocatoria, che sembra quasi suggerire l’inammissibile bellezza della tragedia.

Born to die è di certo coerente all’immagine mediatica che la cantante è riuscita meticolosamente a costruirsi addosso, un’immagine che è stata in buona parte la chiave del suo successo. Un’immagine che ha saputo farsi strada nel mare magnum della rete, che ha saputo sfruttare Youtube e social network per imporsi all’attenzione del grande pubblico.

Tutto ha avuto inizio con Video Games, brano che si è lentamente insinuato nelle orecchie dei naviganti in rete, per poi passare alle radio e arrivare infine in tv, consacrando il successo di Lana Del Rey.

Lana del Rey è la dimostrazione, con la sua musica e i suoi video, di quanto potere possa avere la definizione di un’identità, artistica e non; di quanto sia vitale proporsi al pubblico con un’immagine che lasci il segno. Perché la qualità della propria musica, purtroppo, da sola non basta più – se è mai bastata. Perché al pubblico interessa non solo cosa canti e come canti, ma anche chi sei e cosa sembri.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

Android a rischio malware

Android.Counterclank. Non è un nome simpatico, vero? E vi risulterà ancora più antipatico se siete in possesso di un dispositivo mobile con sistema operativo Android.

Android.Counterclank, infatti, è il nuovo malware che sta letteralmente infestando numerosissimi utenti che si sono affidati all’androide verde. Pare che questo trojan abbia colpito cinque milioni di dispositivi, raggiungendo il primato di diffusione, nei primi giorni del 2012, rispetto a ogni altro maleware identificato.

Come avviene il “contagio”? Attraverso alcuni download effettuati dal Market di Google, che potrebbero involontariamente portare sui vostri dispitivi un pacchetto infestante chiamato “apperhand”, da cui scaturisce il malware.

I controlli dello store online delle applicazioni per Android sono quindi troppo bassi? Inefficaci? Già da tempo c’è chi è pronto a giurare di sì, portando subito a confronto l’App Store di Apple, sicuro e affidabile.

Pare quindi che l’annosa battaglia tra i due concorrenti – Apple vs Android – segni punti a favore della prima, almeno in tema di sicurezza.

Ora, con permesso, andrei a controllare di non essermi beccato questo simpaticone del Counterclank sul mio cellulare.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

Calzini cercasi disperatamente: l’appello di Amnesty International

Ci siamo imbattuti casualmente in un video curioso e provocatorio, che ci pone una domanda semplice: se dovessi lasciare la tua città e portare con te solo una cosa, quale sarebbe?

Probabilmente non vi verrebbe in mente un paio di calzini. A meno che voi non siate dei migranti messicani.

Amnesty International ha intervistato i migranti che tentano di lasciare il Messico – spinti dalla povertà e dalla disperazione – per raggiungere gli Stati Uniti. E’ stato chiesto loro cosa avessero portato al momento della partenza: “La maggior parte dei migranti ci ha raccontato che parte senza portare nulla, per timore di essere aggrediti e derubati durante il viaggio; avere con sé qualcosa di valore aumenterebbe solo il rischio di essere rapiti” – ha spiegato Rupert Knox, ricercatore di Amnesty International sul Messico. “Siamo rimasti sinceramente sorpresi quando ci hanno detto che la cosa di cui hanno disperatamente bisogno per il loro viaggio sono i calzini. In viaggi che possono durate centinaia di chilometri, una vescica non curata può mettere la tua vita in pericolo, e un paio di calzini nuovi può fare la differenza“.

Amnesty International ha per questo lanciato una campagna di sensibilizzazione, congiuntamente ad una raccolta di calzini che verranno donati agli uomini e alle donne che stanno per intraprendere il rischioso viaggio di fuga dal Messico.

Maggiori informazioni sulla campagna “Calzini cercasi disperatamente” e sulla realtà dei migranti messicani sono presenti sul sito internet di Amnesty International.

Noi di Mammagallo doneremo un paio di calzini, continuando a domandarci cosa porteremmo con noi se dovessimo lasciare la nostra città. Voi?

Mammagallo per il sociale

Giornata della Memoria: Cinetributo

Monologhi celebri, allegorie, suggestioni.

In occasione della Giornata della Memoria, suggeriamo una selezione di scene cinematografiche che, meglio di noi, sanno raccontare – per ricordare – un pezzo tragico della nostra storia.

Train de vie

Train de vie

Il Labirinto del Fauno

Schindler’s List

La vita è bella

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

L’omino Lego nella stratosfera

Non chiedeteci perché, ma pare che due ragazzi diciassettenni abbiano mandato nella stratosfera una piccola costruzione Lego.

E’ successo in Canada, come si può intuire dalla bandiera canadese che l’omino Lego ha portato orgogliosamente con sé durante il volo. Matthew Ho e Asad Muhammad, due diciassettenni di Toronto, hanno utilizzato per la loro impresa un pallone meteorologico alimentato a elio, quattro telecamere e un telefono cellulare (per filmare il volo), un paracadute di nylon che ha permesso all’omino di tornare sulla terra sano e salvo.

Sano e salvo, dopo un volo di 24 km durato 97 minuti.

Non ci credete? Guardate qui…

 

La notizia ci ha ovviamente incuriosito e guardando il video ci siamo chiesti: ma quante cose si possono fare con qualche mattoncino colorato e un po’ di inventiva?

Basta dare una sbirciatina veloce in rete, per accorgersi che con le costruzioni Lego si sono inventati praticamente di tutto.

Il ricordo delle costruzioni Lego che noi ci portiamo dietro non è così tecnologicamente avanzato da sfidare le leggi della stratosfera, né così elaborato da far pensare alle opere d’arte. Il nostro ricordo è quello di castelli un po’ sgangherati, di navi corsare cui mancava qualche pezzettino (irrimediabilmente andato perduto chissà dove), di personaggi fantastici e storie da inventare. Ma è un ricordo che ci piace comunque tantissimo, non chiedeteci perché.

Mammagallo. Tante idee per la cresta.

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